Quando arriva il classico mal di denti, spesso la carie ha già superato lo stadio in cui una semplice otturazione basta. In studio mi occupo di endodonzia: devitalizzazione dei denti mono e pluriradicolati, con l’obiettivo di salvare l’elemento naturale invece di estrarlo quando è ancora possibile.
Mi impegno costantemente frequentando corsi di perfezionamento ed aggiornamento in conservativa ed endodonzia, perché il limite tra le due discipline è spesso sottile e richiede esperienza clinica oltre che tecnica.
Conservativa ed endodonzia: quando il confine è labile
La conservativa è la branca odontoiatrica che si occupa delle lesioni cariose. Nei casi in cui si dovesse riscontrare la presenza di carie su uno o più elementi si provvederà alla rimozione della stessa e del tessuto dentale (smalto e dentina) contaminato. Successivamente si provvederà alla ricostruzione ripristinandola tramite l’utilizzo di resine composite scelte in base al colore dell’elemento da riparare e all’estensione della parte eliminata.
In alcuni casi il limite tra la conservativa e l’endodonzia è molto labile perché alcune lesioni cariose molto profonde possono non dare nessun sintomo benché siamo molto vicine alla polpa del dente quindi se dovesse subentrare sintomatologia dolorosa si dovrà provvedere alla sua devitalizzazione.
Per questo in visita non mi limito al dente che fa male: controllo tutta l’arcata, perché una carie silenziosa vicino alla polpa può esplodere in dolore improvviso proprio quando meno te lo aspetti.
Pulpite: quando la polpa è infiammata
L’endodonzia consiste nel trattare l’elemento dentale quando il processo carioso è arrivato ad interessare la polpa del dente (ovvero la sua parte vitale) causando il quadro clinico di pulpite che si configura con il classico mal di denti.
Il dolore può essere pulsante, peggiorare di notte o al caldo e al freddo, irradiarsi verso l’orecchio o la mandibola. Non sempre significa che il dente sia «da buttare»: in molti casi, con una devitalizzazione eseguita correttamente, il dente resta in bocca e può ancora sostenere una corona.
Perché l’otturazione da sola non è sufficiente
In questi casi il solo restauro del dente (otturazione) non è sufficiente: occorre rimuovere il tessuto infetto dal canale sito all’interno delle radici e sigillarlo con un materiale di chiusura endodontica (guttaperca e cemento). Questo porterà alla risoluzione dell’infezione ed alla completa guarigione.
La seduta avviene in anestesia locale. Lavoro su denti con una o più radici: ogni canale va individuato, pulito, disinfettato e sigillato. Non è una corsa: la precisione nei canali è ciò che fa la differenza tra un trattamento che regge negli anni e uno che richiede un nuovo intervento.
Salvare un dente naturale, quando la situazione lo consente, resta per me una priorità: un elemento devitalizzato e ricostruito bene può ancora dare estetica e funzione per molto tempo.
Dopo la devitalizzazione: corona e controlli
Un dente endodonticamente trattato può essere più fragile, soprattutto se era già molto consumato dalla carie. Valuto se basta una ricostruzione in composito o se è indicata una corona in ceramica, zirconia o altri materiali per proteggere l’elemento nelle zone di maggiore carico masticatorio.
Controlli periodici e igiene orale aiutano a mantenere il risultato. Se compare di nuovo dolore o gonfiore, va rivalutato subito: a volte serve un retreatment o, in casi selezionati, un parere chirurgico.
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